Regime Forfettario vs Ordinario
Confronta il regime forfettario e il regime ordinario per la tua partita IVA: imposta sostitutiva, IRPEF, IVA, contributi INPS e netto in tasca. Scopri quale regime fiscale conviene di più.
Regime forfettario vs ordinario: guida alla scelta
Il confronto tra regime forfettario vs ordinario è la decisione fiscale più importante per chi apre una partita IVA in Italia. Il regime forfettario è un regime agevolato pensato per piccoli professionisti e imprenditori: prevede un'imposta sostitutiva unica (5% per le nuove attività, 15% in generale) calcolata su una quota fissa dei ricavi (coefficiente di redditività), senza applicazione dell'IVA e con adempimenti contabili semplificati. Il regime ordinario, invece, applica l'IRPEF a scaglioni, l'IVA del 22% e i contributi INPS, ma permette di dedurre tutti i costi sostenuti per l'attività.
Come funziona il regime forfettario
L'imposta sostitutiva si calcola sul reddito imponibile, ottenuto moltiplicando i ricavi per il coefficiente di redditività previsto per il codice ATECO (dal 22% al 86% a seconda dell'attività). Su questo imponibile si applica l'aliquota del 15%, ridotta al 5% per le nuove attività (start-up) nei primi 5 anni. Non si fattura IVA, non si versano acconti IRPEF e la contabilità è semplificata. Il limite di ricavi 2025 è di 85.000 € (65.000 € per le attività di lavoro autonomo abituale non professionale).
Come funziona il regime ordinario
Nel regime ordinario il reddito è dato dai ricavi al netto dei costi deducibili (merci, affitto, utenze, consulenze, ammortamenti). Su questo reddito si pagano l'IRPEF a scaglioni (23% fino a 28.000 €, 35% fino a 50.000 €, 43% oltre), i contributi INPS gestione separata e l'IVA del 22% sulla differenza tra IVA incassata e IVA a credito. Si possono dedurre tutti i costi aziendali e compensare minusvalenze e crediti IVA.
Quando conviene il forfettario
- Ricavi contenuti e sotto la soglia dei 85.000 €
- Costi bassi rispetto ai ricavi (poca materia prima, poche spese)
- Nuove attività che beneficiano dell'aliquota agevolata del 5%
- Desiderio di contabilità semplificata e minori adempimenti
Quando conviene l'ordinario
- Costi elevati rispetto ai ricavi (margine ridotto)
- Ricavi superiori alla soglia forfettaria
- Necessità di dedurre ammortamenti, investimenti e spese rilevanti
- Volontà di accumulare crediti IVA o compensare minusvalenze
Proprio come quando si usa un calcolatore superbollo per stimare le tasse sull'auto, questo strumento ti aiuta a simulare in anticipo il carico fiscale della tua partita IVA. A differenza del calcolatore superbollo — che si concentra sulle tasse automobilistiche — qui confronti due regimi fiscali per capire quale ti lascia più netto in tasca.
Domande frequenti
Esempio pratico: libero professionista con 45.000 € di ricavi
Un consulente con 45.000 € di ricavi annui, coefficiente ATECO 78%, 12.000 € di costi deducibili e aliquota INPS 25,72%. Confronto tra regime forfettario vs ordinario:
Forfettario: imponibile 35.100 €, imposta 15% = 5.265 €, contributi INPS 9.170 €, netto ≈ 30.565 € (al netto dei contributi minimale). Ordinario: reddito 33.000 €, contributi 8.488 €, IRPEF su 24.512 € ≈ 5.638 €, IVA netta 7.260 €, netto ≈ 18.852 €. Il forfettario risulta più vantaggioso per costi contenuti.
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